Il Progetto


La nostra idea del mondo classico è quasi totalmente condizionata dalle elites, le elites letterate, che hanno prodotto la maggior parte delle risorse scritte e le ricche elites, che nella maggior parte hanno costruito quei monumenti sinonimo di civiltà classica. E' facile dimenticare che queste elites rappresentavano solo una minima parte di tutta la popolazione. Anche nel momento del suo massimo splendore, l'impero Romano era una società agricola, con circa il 90% della popolazione che risiedeva in campagna coltivando piccoli appezzamenti di terra. Gli abitanti delle campagne Romane giocavano solo un ruolo limitato nelle fonti scritte e gli stessi studi storici relativi alle non elites sono limitati.

IL Roman Peasant Project cerca di colmare tale lacuna combinando l'attività di più discipline: archeologia, storia, zoo archeologia, archaeobotanica, geofisica e geologia. Il nostro obiettivo è produrre una consistente conoscenza della classe contadina Romana, acquisire dati sulla loro dieta, lo sfruttamento delle risorse locali, le dinamiche socio-economiche, e soprattutto comprendere cosa significa "povero" nell'antichità. Noi cerchiamo di recuperare il punto di vista del contadino riguardo l'agricoltura, le relazioni sociali e i commerci, esplorati prima solo dal punto di vista vantaggioso delle classi ricche, le elites letterate. In questo modo, tale studio si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla povertà e lo sviluppo rurale nel mondo moderno.


Metodi ed Obiettivi


Le nostre ricostruzioni paleobotaniche, zoo archeologiche e micro topografiche del suolo, hanno l'obiettivo di comprendere per la prima volta la dieta dei contadini romani e i patterns del lavoro e della gestione dei campi. La comparazione che possiamo attuare fra i diversi siti ci consente di documentarne l'eterogeneità locale e cronologica. Per ogni sito che noi scaviamo produciamo studi topografici e sulle micro-risorse, mappando la localizzazione di tutti i materiali da costruzione, le risorse d'acqua, e ricostruendo le tipologie di suolo abbiamo la possibilità di capire come gli abitanti di queste campagne avessero sfruttato il territorio circostante. Produciamo anche analisi sui possibili movimenti, usando il GIS, facendo verifiche sul campo, mappando le potenziali strade e anche gli impedimenti, attorno ad ogni sito. Piuttosto che dimostrare come l'ambiente determini ed influisca le azioni umane, queste mappe mostrano le infinite possibili relazioni che i locali potevano stabilire con il loro territorio, considerando la geologia locale costruivano le loro abitazioni, manipolavano le risorse idriche, si spingevano al di là dei confini geografici per ottenere migliori pietre da costruzione.

Metodologicamente noi mettiamo in campo un combinazione di ricognizione intensiva e a larga scala; indagini geofisiche; studio della cartografia moderna e delle fotografie aeree, scavo di siti attentamente selezionati. Questi siti sono caratterizzati da una piccola estensione (meno di mezzo ettaro) di spargimento di materiale laterizio e ceramico e sono localizzati in campi attualmente sfruttati dai contadini. Insieme, i dati acquisiti con queste metodiche , determinano la "forma" che deve prendere il nostro scavo. Inizialmente svolgiamo prospezioni magnetometriche sul sito in maniera da definire più attentamente l'area da sottoporre a scavo. Poi impieghiamo tecniche proprie dello scavo di emergenza per poter scavare velocemente, in maniera che i proprietari dei campi in cui i siti sono collocati soffrano solo minimamente. Al termine dello scavo, dopo quattro settimane, i siti, protetti, vengono ricoperti e i campi ritornano al loro proprietario.